Spesso vorrei parlare della questione palestinese, ma ogni inizio del discorso mi si ricontorce contro. Quanti prologhi esistono per parlare della faccenda?
Non so quanti di voi conoscono la storia degli ultimi 100 anni della Palestina, divenuta poi Israele e Territori Palestinesi. Io vi auguro di leggerla, di capirla, perche' questo racconto parla degli intrighi in cui la societa' moderna e' prigioniera.
Parla del colonialismo europeo, delle guerre mondiali, dell'odio razziale, dei soldi delle banche, delle religioni, del capitalismo, del socialismo, dell'America, della terra, delle pulizie etniche, del terrore, della guerra. Dell'egoismo.
Dell'ego appunto.
Dall'India al centro dell'Africa, attraverso molti deserti, cavalcando la Russia e attraversando tutta l'Europa, le genti si sono riunite in questa terra, vi sono state alle volte trasportate con aerei speciali.
Se non si e' vigili (o se lo si e'), si rischia spesso di vivere la storia del mondo qua, della Terra stessa e delle società degli uomini, tutto insieme cosi' violentemente, lungo una regione grande come la Toscana, con il doppio dei suoi abitanti.
Meta' della sua superficie e' un incredibile deserto, nel suo territorio è compreso un mare morto, visione reale di un ipotetico mondo futuro, assetato, desolato, silenzioso.
E uno rosso, come visione della perfezione dell'equilibrio della natura.
E la sua sponda e' bagnata dall'inizio impetuoso del Mediterraneo.
Tre continenti si incrociano in questa terra, tre placche tettoniche ballano da queste parti, tre religioni fanno da caporali.
Le genti che sono venute hanno dato luogo alla disputa che e' in scena ogni giorno, da molti giorni. Molti.
Questa è la storia di un'utopia che si sta creando da 100 anni e di realta' che esistono da millenni; e' una piccola regione dove non puoi trovartici senza un motivo, per caso, passeggiando nel mondo.
Puoi arrivarci dal cielo o nascerci.

E se nasci qua la prima cosa che succede non appena apri gli occhi e' l'identificazione con il tuo futuro. A seconda della provenienza dei tuoi genitori, del tuo nome e la tua religione, del luogo in cui sei nato, della linea di confine che sancisce la terra in cui puoi camminare, tu diventi uno dei passati e ti identifichi con uno dei futuri.
Se nasci, chi nasci? Quale storia ti viene raccontata? E a me, cosa e' stato raccontato? Qual e' la verita', di chi e' la colpa?
La verita' e' che nessuno potra' mai dire di chi e' la colpa, in quale momento della storia qualcuno ha sbagliato per primo.
Il fatto e' che abbiamo sbagliato tutti, in momenti diversi del gioco; forse la domanda giusta e' chi ha fatto lo sbaglio piu' grosso?
No, la domanda giusta e' qual e' l'unita' di misura per quantificare il peso di uno sbaglio. E la risposta e' che ognuno, ogni nazione, ogni fazione politica, ogni credo religioso, ogni singolo schieramento, ognuno di noi, ha il suo valore; e' come essere ad un mercato e contrattare il prezzo parlando lingue differenti.
Qual e' il prezzo giusto e quale la lingua da usare?
Della questione Palestinese io non conosco il prezzo giusto, ma so che lo stanno discutendo al mercato. Un bel mercato, ai piedi della Torre di Babele.

"Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. "
A volte penso che dopo esserci dispersi, ci siamo ritrovati nuovamente intorno alla stessa Torre; lentamente, nell'arco della nostra storia, abbiamo ricostruito ancora qualcosa che assomiglia alla grande citta', la nostra societa' appunto, un mercato globale.
E ci siamo riusciti nonostante parliamo stavolta lingue diverse; siamo veramente ai piedi della Torre, in un luogo globale.
L'unica differenza e' che prima di disperderci avevamo una citta', questa volta abbiamo costruito un mercato.
Noi non vogliamo esistere, vogliamo solo vendere e comprare, contraccambiare, trattare, barattare, scambiare, vincere, avanzare, noi siamo un mercato.
PRODUCICONSUMACREPA.
Vi e' odore di spezie e di frutta fresca, di verdure calpestate per terra, di carne morta passando davanti al banco del macellaio. Ci siamo ritrovati tutti insieme a far compere nella piazza globale, i grandi e i silenziosi del mondo. Non c'e' casta, non c'e' splendore, veniamo tutti a bere a questo grande pozzo, in questo mercato un po' sporco, dove tutti urlano qualcosa che non capiamo.Akol be-shekel! Akol be-shekel! Siamo tutti qua.
Pare che nella parte nord si contratti sulla foresta Amazzonica, poco distante un altro gruppo di persone discute del prezzo dell'Acqua del Mondo e ancora, vicino al ponticello, si parla delle persone che muoiono di fame mentre noi facciamo diete per non ingrassare.
Si rumoreggia che stiano contrattando il prezzo della questione Palestinese in qualche angolo all'ombra. Sono sicura che ci saranno lo Stato di Israele, Dio, il deserto, il Retaggio Storico, l'America, l'Europa, la Lega Araba, il Petrolio, la Crisi Mondiale, l'Odio e tutti i suoi 40 cugini. I Palestinesi non potranno entrare immagino.
Rimarranno molto tempo, tutti insieme, ad urlare, senza capirsi.
Yallah! Lech! Wallah!
Io sto cercando l'angolo del mercato per assistere allo spettacolo; pare che sia una vendita impossibile, troppi prezzi, troppe lingue, troppe persone.
E questo mercato mi stupisce, man mano che avanzo e mi disperdo. Si vende di tutto qua, anche Dio.
Tranne il venerdi', il sabato e la domenica. E il lunedi' nelle bancarelle italiane.
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"Si accettano favori, figlie femmine, pezzi di terra, giacimenti petroliferi, spazi parcheggio sulla Luna."
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Questa societa' e' un mercato malato.
Un tempo quello che avevamo in progetto di fare non sarebbe stato impossibile, vivere in pace credo, parlare e dialogare perche' si parlava tutti un'unica lingua e c'era poi questo progetto di costruire qualcosa insieme e arrivare a Dio, questa Torre credo, fra le cui ombre si sviluppa il mercato.
Io sono qua, nella strada sbagliata del mercato, tutti urlano, tutti vogliono vedermi qualcosa.
L'odore a volte e' nauseabondo eppure voglio perdermi nel mercato, voglio vedere lo spettacolo.
Quale spettacolo? Quale teatro? Quale prezzo?
Lentamente la Vecchia Torre di Babele si frantuma sopra la nostra testa.
Quanto costa Dio?